MACHETE

7

Robert Rodriguez, Ethan Maniquis, Fuori concorso, 105 min.

Quasi all'altezza del trailer (comunque inarrivabile) girato quattro anni fa, un po' per scherzo un po' sul serio, come intermezzo tra Planet terror e Death Proof. Il film è fabbricato riprendendo tutte le sequenze di quel trailer (rigirando e modificando solo quella in cui Machete spara al candidato senatore, qui interpretato da De Niro) e riempiendone le ellissi.

Il senso dell'operazione è tutto nel prolungare il piacere del trailer. Alla fine promette un sequel : Machete Kills, e un sequel del sequel : Machete Kills Again. Steven Segal impeccabile in un ruolo autoironico di composizione, a metà tra Budd di Kill Bill 2 (Michael Madsen) e uno qualcunque dei boss con palle d’acciaio interpretati da Alec Baldwin.



LA PECORA NERA

5.1

Ascanio Celestini, Venezia 67, 93 min.

Primo film di un bravo narratore di teatro e di televisione. Delude. Quello che gli riesce alla televisione e al teatro, perdere il linguaggio, fare della follia, dell'irrazionalità una via di accesso alla saggezza popolare, qui è sacrificato. Le immagini razionalizzano, spiegando, piegano il senso come un lenzuolo. Peccato.

Deuxième jour : carnet

Machete, La Pecora Nera, Guest, Norwegian Wood

67  mostra internazionale d’arte cinematografica


GUEST

4.3

José Luis Guerin, Orizzonti, 133 min.

Migliore di En la ciutad de Sylva. Meno pomposo, meno poetico, più politico. Più sincero. E quindi più sfacciatamente un’impostura.

Il film è un tentativo di capire come si può fare oggi un film sulla fame e sulla religione. Ovviamente non si può. Guerin gira mezzo mondo con un film (La ciutad) ospitato prima a Venezia, e poi a cascata in festival sempre più decentrati, in paesi sempre più poveri (Cuba, Peru, Brasile, Colombia, Filippine…). Ne approfitta, videocamera Sony HD per famiglie (di quelle che si trovano a 300 E) alla mano, per filmare delle note di un film a venire. Incontra una pletora di registi, narratori, attori potenziali sottoforma di santoni, preti, donne capofamiglia e suonatori di accordeon. Il ritorno, si spera ironico, a Venezia, inverte il senso di tutti gli incontri fatti fino ad allora, con Chantal Akerman la quale, da presidente della giuria, tenta di fare un discorso dissacrante su documentario e finzione (riuscendo in realtà a esprimere soltanto l'idea che tutto quello che fa l'autore è sacro), e da filoisraeliana tenta di convincere amici e compagni di giuria che solo Israele può salvarci dall’Iran atomico (riuscendo a rendere simpatico Amadinejad).



NORWEGIAN WOOD

5.5

Tran Anh Hung, Venezia 67, 108 min.

Un vaudeville scandito in 3/4, cioè un Melò. Si balla così : 1, 2 e 3 / Lui, lei e l'altro / L'altro, lei e un'altra ancora / L'altro, l'amica di lei e infine quell'altra...

La parte centrale (il segmento lei e l'altro) somiglia molto al più noto dei film di Yoshida : Le terme d’Akitsu (Akitsu Onsen, de 1962). I protagonisti sono più belli ancora. La fotografia non si accontenta neanche per un fotogramma di scendere al di sotto del sublime. E il film, nel suo insieme, quasi sempre al limite del sopportabile.



Eugenio Renzi


3 septembre 2010